LE VERITA’ NASCOSTE

ottobre 19, 2008

IL CASO MORO SECONDO GABRIELLA PASQUALI CARLIZZI.
IL PUNTO DELLA SITUAZIONE.

dal blog di Paolo Franceschetti
(grazie al lettore Piero Deola per la segnalazione)

Nei giorni passati abbiamo pubblicato, in vari articoli, quanto sino ad ora divulgato da Gabriella Carlizzi circa il caso Moro sul forum del suo sito www.lagiustainformazione2.it
Gabriella Pasquali Carlizzi negli anni ha avuto modo di venire a conoscenza di fatti ad oggi ufficialmente non conosciuti.
Diverse le circostanze che le hanno permesso di apprendere quanto ora ha deciso di iniziare a divulgare, ma la principale è stata il contatto diretto e duraturo che ha avuto con i protagonisti della vicenda Moro sia come Presidente l’Ente Morale Opera di Carità fondato da Padre Gabriele Maria Berardi, Ente presso cui hanno prestato servizio per anni numerosi ex brigatisti dissociati e pentiti in semilibertà, sia per il fatto di aver prestato servizio, come assistente volontaria, presso il carcere di Paliano.
Gabriella Carlizzi ha affermato di voler raccontare le verità documentate e mai dette, ma ben custodite sotto il falso appellativo di “Misteri”, riguardo il caso Moro per porre fine a quelle manovre di ricatto con cui, ancora oggi, a distanza di 30 anni, si decidono le “poltrone di potere”.
Ora, vista l’importanza dell’argomento, vediamo di fare un riassunto di quanto sino ad ora divulgato da Gabriella Carlizzi circa il caso Moro sul forum del suo sito http://www.lagiustainformazione2.it e riportato per esteso in precedenti post di questo blog.
Ma prima di farlo desidero riportare una frase scritta da Gabriella Pasquali Carlizzi in un commento sul nostro blog e che mi ha colpito particolarmente:
“…lasciate il posto alle nuove generazioni, che avete coltivato nell’ignoranza, dell’indifferenza, nell’assenteismo, pur di appropriarvi delle altrui speranze, ladri dei sogni di chi sperava di avere un nome nella società, e non essere costretto, per fare strada ad indossare un cappuccio!”

La preparazione del sequestro.
Da molti mesi, i brigatisti lavoravano su Andreotti, sviluppando nel logistico una accurata inchiesta di pedinamenti, osservazioni continuata H.24 su di lui e le scorte, insomma quella che nel loro dizionario prendeva il nome di “inchiesta”.
Improvvisamente, poichè a Roma alle loro riunioni, partecipavano a volta non solo i brigatisti già entrati in clandestinità, ma anche quelli che vi sarebbero entrati successivamente o sarebbero rimasti come anello di congiunzione tra loro e aree estreme di taluni partiti, fu così che tramite questi anelli di collegamento, due in particolare, un politico, leader di un partito che ancora non era importante, (lo divenne cavalcando il “Caso Moro”), mandò alle BR un consiglio.
In pratica fece considerare l’allora posizione di Andreotti per il quale la Magistratura aveva avanzato ben 27 richieste di autorizzazione a procedere in altrettanti procedimenti giudiziari, e che di conseguenza il suo rapimento non avrebbe ottenuto né dallo Stato né dal Vaticano una attenzione volta a trattare con le BR e a prendere in considerazione le loro richieste.
Le BR dunque avrebbero, secondo il politico, dovuto spostare la loro attenzione sull’onorevole Aldo Moro. Finsero di sviluppare su costui una “inchiesta”, che durò poco più di un mese, ma il sequestro era già stato preparato da un’altra regia….
Ancora più interessante è ricordare che durante la “prigionia” di Moro, l’unico Partito e il suo leader che portarono avanti la politica della cosiddetta “trattativa” furono appunto Craxi e il suo PSI. Craxi addirittura attraverso tale avvocato Guiso, per convincere gli avversari politici che invece erano decisi su una politica della cosiddetta “fermezza” si faceva intermediario-garante di una serie di fatti relativamente anche all’uscita di Moro dalla scena politica una volta liberato, nonché riferiva, come risulta dagli atti parlamentari della Commissione di Minoranza, sulle reali condizioni di Moro ed altre circostanze che facevano bene intendere, (e questo era il suo asso nella manica!) che lui o chi per lui potevano avere diretti contatti con il “prigioniero”.

Moro era estraneo alla regia del suo sequestro?
Risulta che una persona molto vicina allo Statista, fosse all’epoca immediatamente precedente il sequestro, fidanzata con uno di quegli anelli di congiunzione tra un’area estremista politica e i brigatisti già entrati in clandestinità.
L’anello di congiunzione partecipava alle riunioni, compresa quella del direttivo logistico in cui le BR accolsero il consiglio di lasciare l’obiettivo Andreotti e spostare l’attenzione su Moro. Naturalmente visto il rapporto affettivo che intercorreva tra l’anello di congiunzione e la persona molto vicina a Moro, è ben presumibile che l’uno abbia riferito all’altra e che costei a sua volta informò il “potenziale prigioniero”.
L’anello di congiunzione di cui si parla, era un ragazzo di sinistra, simpatizzante per le BR, ma ancora al di fuori dell’organizzazione.
Moro non si consegnò a nessun “carceriere”, poiché dal momento in cui fu informato che era in preparazione il suo “sequestro”, al fine di rappresentare una pressione forte sulla parte conservatrice del Governo e della DC, che si opponevano all’apertura a sinistra, dopo aver moto riflettuto e dopo aver avuto determinate garanzie per se e la propria famiglia, accettò “l’operazione”, “in nome della Ragione di Stato”, come ebbe a scrivere a Padre Gabriele Maria Berardi, in una accorata lettera.
La sua garanzia era anche quella di sapere che il piano non si originava dalle BR, che pure avevano il ruolo e l’interesse a rivendicare l’azione per dimostrare il loro potere, ma Moro seppe dalla persona che partecipò alle riunioni tra BR e anelli di congiunzioni, che tutto era sotto l’attento controllo dell’amico Bettino.
Moro non scelse, ma sapendo che comunque sarebbe stato ugualmente “sequestrato”, preferì “gestire l’operazione.

Le BR solo prestanomi e prestavolti.
Gli ex terroristi hanno tutti mentito, compresi pentiti e dissociati.
Le BR sono state solo dei prestanomi e prestavolti.
Cosa poteva essere per il prestigio delle BR rivendicare un’azione come quella del sequestro e dell’uccisione di Moro, con la certezza che per il buon fine di questa azione era stata predispota una regia di ben più alto livello dei brigatisti?
In fondo sarebbero state le BR a rivendicare l’azione, in più si era fatto avanti un interlocutore che avrebbe cavalcato la pagina più buia della Repubblica, e nelle mani di Moretti e dei suoi più fedeli, sarebbe rimasto a vita il ricatto di conoscere la verità sul reale svolgimento dei fatti. Infatti, di decine e decine di ergastoli inflitti, grazie a leggi fatte ad hoc, i Brigatisti arrestati scontarono pene ridotte a dieci/quindici anni, nonostante le stragi, nonostante le gambizzazioni, nonostante omicidi eccellenti, nonostante migliaia di rapine a mano armata ecc. ecc.
Non solo: ma a differenza di ex detenuti per reati comuni, i Brigatisti appena tornati in libertà, o semilibertà, hanno tutti avuto la possibilità di lavorare anche per società parastatali, vale a dire società create ad hoc, di cui lo Stato si serve, commissionando lavori specie nel settore informatico, con stipendi da capogiro.
Gli ex terroristi se hanno imparato qualcosa sul caso Moro lo hanno fatto quando sono finiti in carcere.
Le BR se hanno imparato qualcosa su Moro, lo hanno fatto quando sono finiti in carcere e si sono “acculturati” sulle “ragioni di Stato” e quanto altro ha permesso loro di inventare false verità durante i processi.
Nelle carceri, vi entrano sotto la copertura di assistenti sociali, suore o preti, con cittadinanza vaticana e che fanno parte dei Servizi Segreti della Santa Sede, e svolgono invece vere e proprie trattative con i detenuti politici assicurandosi a vita, anche nel caso questi tornino in libertà, che le versioni dei fatti che racconteranno sia nei processi sia come cittadini liberi, mantengano i segreti di Stato che la società non deve conoscere.
Mentre in queste carceri, uomini di Stato, politici, che si recano a trovarli, offrono loro benefici di ogni genere a garanzia del loro silenzio. Nella società civile vi sono poi i livelli più alti di questa organizzazione che vede in se anche le massonerie deviate, con infiltrazioni nelle istituzioni, banche, ministeri, telefonia, televisione di Stato, sanità, università.
I compiti per ciascuno sono diversi ma l’obiettivo è unico, rompere gli equilibri dello Stato democratico.
La forza di questa organizzazione eversiva ma istituzionalizzata è nella sua trasversalità,in quanto abbraccia l’intero arco costituzionale, compresa la Chiesa.
Ad esempio, quando mi accorsi di cosa si verificava nel 1985/86 nel carcere di Paliano, ove era anche assistente volontaria Maria Fida Moro che con Morucci lavoravano sul famoso “Memoriale”, e frequentava quel carcere anche una certa suor Teresa Barillà, la quale faceva da portavoce tra Piccoli e i brigatisti del “caso Cirillo”, non sapendo Piccoli cosa rispondere al Giudice Carlo Alemi dal quale era indagato, (fu pubblicato un libro “La seconda trattativa di suor Teresa”), mi recai dai Magistrati e li “costrinsi” a perquisire la suora.
Fu trovato finalmente il “memoriale-Morucci”, con poche righe scritte a mano sul frontespizio:”1986- Solo per lei signor Presidente- Sono atti giudiziari, solo che qui ci sono i nomi!”
Dunque ciò che veniva sottratto alla Giustizia con menzogne nelle Aule, lo si “vendeva” sui tavoli del potere politico, evidentemente “colluso”.
Ma la vergogna più lurida fu che su quella perquisizione, furono redatti due verbali diversi, a firma dell’allora stesso Capo della Digos.
In un verbale la perquisizione la si definiva “negativa”, cioè non trovarono nulla. In un altro verbale (stesso giorno, stessa ora, stessa perquisizione, stesso luogo) la perquisizione, definita positiva, rilevava il ritrovamento del memoriale Morucci, portato dalla suora a Cossiga, con tanto di nomi e cognomi dei partecipanti alla strage, nomi che Morucci nella veste di dissociato, non fece mai durante i processi! Non solo.
Il Capo della Digos, evidenziava alla Magistratura la necessità di rivedere la posizione di Morucci e Faranda, in quanto questo documento dimostrava inequivocabilmente che avevano mentito su quanto tuttavia aveva loro fatto guadagnare i privilegi della legge sui dissociati.
Fu da allora che scattò la mia indagine, e pedinai anche qualche brigatista quando gli “addetti ai lavori” che arrivavano da Roma, lo prelevavano a Paliano con la scusa che doveva essere interrogato, e poi giunti a Roma, al casello dell’autostrada lo lasciavano andare libero per c..i propri!

Moro aveva due scorte.
Si è sempre parlato di “scorta”, ma non è mai stato detto, pur essendo noto istituzionalmente, che Moro aveva due scorte: una di Stato, per intenderci quella che finì trucidata, e l’altra, composta da uomini da lui stesso scelti nella Gladio, la struttura creata da lui e Cossiga.
Per tale motivo, lo Stato tardava, nonostante le sue richieste, a cambiare le auto della scorta ufficiale che non avevano i vetri blindati, ma non se ne preoccupavano più di tanto, sapendo appunto che Moro aveva anche l’altra scorta.

Il sequestro.
Moro, in tutta la sua vita, non ha mai omesso un solo giorno di recarsi al mattino presto alla Santa Messa.
la mattina della strage, incomprensibilmente Moro non portò a Messa con sè il nipotino (come era sua abitudine), e invece delle solite tre borse, ne portò ben cinque, di cui in una vi erano delle medicine, e in un’altra degli abiti. Doveva forse partire?
Moro quella mattina, andò come sempre alla Messa delle sette, sette e trenta, con le due scorte. Poco prima che terminasse la Messa, il capo scorta di Gladio disse al Capo della scorta ufficiale di farsi un giro in via Fani e vedere se era tutto tranquillo, e poi tornare alla Chiesa di piazza Giuochi Delfici che ambedue le scorte avrebbero accompagnato Moro in Parlamento.
La scorta ufficiale quindi si avviò per questo giro di ricognizione e fu trucidata in via Fani.

Moro non era in via Fani.
Occorre poi riflettere bene sulla stridente stonatura tra la figura religiosa e cristiana di Moro, e l’assurda omissione da parte sua di un cenno di cordoglio per le vittime e le loro famiglie.
Ed è anche vero che chi lo teneva in custodia, non mi riferisco ai brigatisti, ebbe cura di sottrargli giornali e telegiornali, proprio perchè non sapesse cosa era successo in via Fani.
Egli stesso testimonia di non sapere nulla, quando in una di queste lettere scrive:” Sto facendo del tutto con i miei carcerieri e con i destinatari istituzionali delle mie missive, affinchè questa storia possa andare a buon fine senza spargimento di sangue…”.
Fa quasi sorridere una lettera di Moro, che dalla sua “prigione” dice alla moglie di ricordare a Rana di prendere due delle sue borse che aveva lasciato in macchina. Certo, quando scese per andare a Messa le lasciò in macchina.
Ma se fosse stato in via Fani quando la scorta fu trucidata, Moro non era tanto stupido da non sapere che qualora le borse non fossero andate distrutte, certamente erano sotto sequestro insieme a tutto ciò che fu teatro di quel massacro.
Dunque lui del sangue già versato, nulla sapeva, e per non saperne nulla l’unica spiegazione è che durante la strage Moro fosse da un’altra parte.
La scorta fu necessario ucciderla, ma non furono i brigatisti ai quali si incepparono perfino le mitragliette, la scorta non doveva riferire quanto vide e di cui furono testimoni circa alcune presenze sul posto, volti alla scorta ben noti.
Come mai, solo 13 anni dopo l’eccidio si scoprì che l’uomo ripreso nelle fotografie da Gherardo Nucci da un balcone che dava su via Fani, e che si trovava lì prima che arrivasse la Polizia, corrispondeva al Maggiore Guglielmi, all’epoca del rapimento Capo Nucleo Operativo della VII Divisione del SISMI?
Disse il testimone: “…un uomo brizzolato, sui cinquant’anni, in borghese, che arrivò subito sul luogo dell’eccidio dando ordini come un poliziotto…”.
Come mai il capo scorta, scese dall’auto senza la pistola in pugno?
Forse perchè aveva visto qualcuno di cui si fidava?
E chi prese le borse di Moro, che si vedono chiaramente dalle fotografia scattate dopo l’eccidio,poste ancora dietro i sedili anteriori dell’auto?
Ormai, i Brigatisti erano tutti spariti da via Fani, e i pochi fotografi dell’epoca, scattarono tranquillamente tutto ciò che oggi è documentato, ed io stessa ho la foto dove le borse di Moro si vedono con assoluta chiarezza.

La prigione di Moro.
Nel frattempo Moro con il capo dell’altra scorta, imboccò il corridoio laterale della Chiesa uscendo da una porta su via Zandonai e salì sull’auto del gladiatore. Percorsero tutta via Zandonai e si diressero in zona Palazzo Braschi, sede di tutti i Servizi Segreti. Non a caso Moro in una delle sue lettere scrisse: “Mi trovo in un domino di un unico predominio…” Tradotto, voleva dire mi trovo in una sede di potere dove sono unificati più poteri. Infatti a Palazzo Braschi c’erano il Sisde, il Sismi, il Sifar…Affari Riservati…
Da Palazzo Braschi sarà poi spostato e ospitato in una casa nobile a 50 metri da via Caetani dove fu fatto trovare morto nel bagagliaio della Renault Rossa del Brigatista Teodoro Spadaccini.
In questa “nobile prigione” ben collegata con il sotterraneo di un luogo sacro, dissacrato subito dopo l’uccisione di Moro, poteva andare anche il politico che col caso Moro divenne l’ago della bilancia col suo partito, per le scelte dei Governi.
Ora, nel 1990 vi fu una nobile testimone, tale E.N. che dichiarò quanto segue.
La distinta signora, durante la prigionia di Moro, si trovava insieme a sua sorella, ospite in pensione presso i locali della Chiesa ad angolo tra via del Teatro Marcello e via Margana, le cui mura laterali finivano con un passo carrabile che si ricongiungeva ad uno stabile in uso ai Servizi Segreti, di forte alla Scuola di Francese gemellata con l’Yperion di Parigi, ove spesso si recava Moretti A pochi metri, c’è via Caetani, dove lo Statista fu appunto trovato morto.
La signora E.N. mentre si lavava le mani nel bagno a piano terra della Chiesa, sentì da sotto il pavimento un lamento e una voce che diceva: “sono qui, liberatemi”, e riconobbe la voce di Aldo Moro. Agitata andò dal Parroco e riferì l’accaduto, ma il Parroco le intimò di tacere e di non dire nulla a nessuno.
Pochi giorni dopo la morte di Moro, quella Chiesa fu dissacrata.
Tutto questo lo verbalizzai, ma non seppi più nulla.
Controllai la Chiesa e l’intero stabile che proseguiva con il passo carrabile e il palazzetto in uso ai Servizi Segreti. Anzi, pretesi che il Magistrato mandasse sul posto la DIGOS e insieme agli Agenti fotografammo tutto, e constatammo che sul retro della Chiesa, che si affacciava sui Fori Romani, vi era un terreno sabbioso, la stessa sabbiolina che trovarono nelle scarpe di Moro, e che fu motivo di pensare che lo Statista fosse stato portato a Ostia o comunque vicino al mare.
Ma la testimonianza della signora E.N. non finì lì.
Infatti la stessa raccontò che lei e sua sorella si trovavano ospiti presso quel Parroco, in quanto erano in attesa di stipulare il rogito per l’acquisto di un appartamento sito a Roma in via Nazionale 208. Improvvisamente però, proprio il giorno prima che si seppe della morte dello Statista, il notaio avvertì la signora che non era più possibile procedere alla stipula del contratto in quanto l’appartamento l’aveva acquistato una alta carica dello Stato.
La signora che peraltro aveva già avuto il mutuo dalla Banca, tentò di esercitare il suo diritto, ma non vi riuscì e dovette riprendersi i soldi versati per il compromesso.
Qualche tempo dopo, indispettita e incuriosita, la signora si recò in via Nazionale 208, e notò che le finestre della casa che voleva comprare erano ancora chiuse e sbarrate come la prima volta che le vide. Chiese dunque al portiere chi aveva acquistato quella casa.
Il portiere le rispose che l’appartamento era di una società riconducibile all’onorevole Flaminio Piccoli, e che il giorno dopo la morte di Moro, arrivò un furgone, e furono portati in quella casa molti scatoloni imballati, presumibilmente contenenti dei documenti. Il portiere riferì che da quel giorno nessuno più andò lì e la casa rimase chiusa. A dire il vero, anche attualmente, sono passata io stessa a controllare, e quelle finestre restano sbarrate come quando le vidi a seguito della testimonianza della signora, nel 1994.
Tutto questo lo pubblicai sul mio settimanale “L’Altra Repubblica”, ma non fui più convocata da alcuno, né mai alcuno smentì ciò che scrissi e firmai, ma anzi mi richiamò la testimone, dicendomi che nel fare il suo nome agli inquirenti, io avevo rovinato la sua tranquillità. Io feci capire alla signora, che una persona che mi riferisce fatti di questa portata, non essendo io un confessore, mi obbliga di fatto a rappresentare la circostanza all’Autorità Giudiziaria. Era tuttavia molto spaventata. Non la sentii più da allora.
In ogni caso, anche in considerazione dell’elevato ceto sociale della testimone, quando venne da me, ebbi l’impressione che fosse stata mandata da un potentissimo senatore a vita, pensai ad un “pentito” di Stato, che si serviva di una portavoce.
Nel 1994, pubblicai questi fatti sul mio settimanale “L’Altra Repubblica”, e lo recapitai ancora una volta agli inquirenti, Nessuno mi chiamò, nessuna smentita ne seguì, tutto finì nel silenzio più assoluto. Come quando mi recai presso il magistrato titolare per il terrorismo, insieme ad un ex brigatista che non ebbe il coraggio di parlare al processo, ma confessò a me dove erano nascoste le bobine originali delle registrazioni di Moro durante la sua “prigionia”.
Il Magistrato mi rispose: “Lei signora Carlizzi crede che noi siamo uomini liberi,Un giorno capirà che non è sempre così”.

Berlusconi.
Ma anche Berlusconi , pochi lo sanno ebbe una “parte” nella vicenda Moro.
Infatti, verosimilmente col suo “Maestro” Craxi prestò il proprio aereo privato alla moglie di Moro, signora Eleonora, quando costei manifestò il desiderio di andare a parlare con Gheddafi, affinchè premesse sul Governo dati anche i rapporti tra Gheddafi e Andreotti.
Ora sarà bene sapere che io fui ascoltata dall’allora Presidente della Commissione Stragi, sen. Libero Gualtieri, il quale nella sua relazione sottolineò l’importanza delle dichiarazioni da me rese, in particolare quelle che dimostravano l’esistenza di una etero direzione delle Brigate Rosse.

Il ruolo della SIP.
Il 5 aprile vi fu il famoso “black out”.
Un funzionario comunicò alla DIGOS che non si era riusciti ad intercettare la telefonata al MESSAGGERO con cui le BR annunciavano il comunicato n.4, perchè 5 linee telefoniche erano andate il tilt proprio nel momento in cui i brigatisti telefonavano, esattamente come nell’altro “black out” del 2 maggio.
Il dottor Domenico Spinella, Capo della DIGOS dichiarerà in Commissione “di avere costatato un atteggiamento di assoluta di assoluta non collaborazione da parte della SIP.”
E se collegassimo tutto ciò al fatto che la SIP all’epoca dipendeva dalla STET, di cui era Amministratore Delegato Michele Principe, iscritto alla Loggia P2?
E se aggiungiamo che Lorenzo Marracci dal 1977 agente del preSISDE di via Fauro, nel 1978 ricopriva l’incarico di caponucleo della SIP a Roma durante il rapimento Moro?

Come e quando è morto Moro?
In realtà come sia morto Moro, non lo sappiamo, in quanto, sebbene nei processi la versione dell’essere stato ucciso dopo che lo collocarono nel bagagliaio della Renault Rossa appartenente all’ex brigatiista Teodoro Spadaccini, tale versione sia passata come verosimile, secondo mie ricerche non è affatto rispondente alla verità.
Infatti se andiamo a comparare sul corpo nudo dello statista i colpi da arma da fuoco, questi NON COINCIDONO con i colpi repertati sugli abiti con i quali fu rinvenuto morto.
Ne consegue, che Moro, specie per il vero luogo dove fu ucciso, e ci arriveremo più in là, subì verosimilmente un rituale, e dai colpi si rileva che la posizione era eretta in piedi o supina, poi fu vestito, e si sparò anche contro l’abito.
Se l’abito non fosse stato ,non lo sappiamo, distrutto come reperto, si potrebbe riesumare il corpo di Moro, e procedere con una tecnologia più avanzata di allora ad una reale verifica.
In ogni caso, se i reperti fotografici non sono stati eliminati, come prescrive la Legge dopo un determinato tempo, non è detto che non si possa recuperare anche questo pezzo di verità.

Il covo di via Gradoli.
Via Gradoli era già all’epoca una via nota in quanto vi abitavano agenti dei Servizi e giornalisti sotto copertura.
Intanto dobbiamo risalire al pre-SISDE in ordine alla scelta del covo di via Gradoli, l’appartamento dato in uso a Morucci e Faranda, e del quale si dimostrerà appunto che la proprietà era del pre-SISDE e di Antonio Parisi.
L’amministratore di quel palazzo era Domenico Catracchia, socio dal 1973 della Immobiliare Gradoli Spa. Catracchia, quando il covo di via Gradoli fu scoperto a causa della famosa perdita d’acqua, si mise in contatto con tale Gianfranco Bonoli,(prestanome della vera proprietà?) il quale era consocio di Catracchia, nella Immobiliare Gradoli.
Ma Bonori è la stessa persona che troveremo insieme a Maurizio Broccoletti in un atto della GATTEL Srl, la società con sede in via Baglivi 11, dove facevano capo sia il SISDE che la Banda della Magliana.
Ci sarebbe ora da chiedersi, chi disse loro di non intervenire, nel covo di via Gradoli? E perchè non furono mai interrogati? Di questa mia ricerca esistono naturalmente i documenti reperiti al catasto e dal libro delle Assemblee della srl GATTEL.
Infine, se vogliamo decriptare la parola GRADOLI, non è difficile per gli esperti, convenire che il riferimento era al più alto grado massonico, appunti GRADO LI (51).

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IL SECOLO BREVE

ottobre 14, 2008

IL NUOVO SECOLO AMERICANO
(ACCORCIATO DI 92 ANNI)

di Mike Whitney
dal sito The Smirking Chimp
Traduzione di Gianluca Freda

L’era dell’America Superpotente sta per finire. La crisi finanziaria è stata l’ultima goccia. La poca fiducia di cui ancora godeva, dopo l’invasione dell’Iraq e il ripudio dei trattati internazionali, è ora esaurita. Gli Stati Uniti hanno inquinato il sistema economico globale con obbligazioni da mutuo senza valore e, facendo ciò, hanno spinto 6 miliardi di persone incontro ad una recessione lunga e dolorosa. Qualcosa che non sarà facile perdonare.

La rabbia verso gli Stati Uniti sembra affiorare dappertutto allo stesso tempo. Era particolarmente visibile durante la recente apertura dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Normalmente, questo è un evento noioso, pieno di vuote ciance politiche e di cerimoniali pretenziosi. Non questa volta. Mentre il mondo scivola verso una recessione che sono stati gli USA a creare, i leader stranieri hanno iniziato a fustigare gli Stati Uniti in modo sempre più violento. I discorsi sono stati taglienti e pieni di rancore; nessuno vuole più “trattenere i pugni”. Hugo Chavez, in Venezuela, ha così riassunto il clima di incontri come questo:

“Io penso che, più prima che poi, questo impero cadrà, con vantaggio del mondo intero, permettendo di creare un equilibrio: un mondo policentrico e multipolare. Questo garantirà la pace nel mondo. Alla creazione di questo mondo multipolare noi stiamo offrendo il nostro piccolo contributo”.

Ciò che Chavez condanna è il modello “unipolare” di governo globale voluto da Bush, dove tutte le decisioni di importanza cruciale per il mondo – dal riscaldamento globale alla proliferazione nucleare – vengono prese da Washington. A nessuno piace prendere ordini, così come a nessuno piace vedere gli Stati Uniti impicciarsi perennemente dei suoi affari interni. Ecco perché nessuno dei notabili dell’ONU sembrava particolarmente dispiaciuto nel vedere i mercati finanziari statunitensi in caduta libera. Si chiama schadenfreude, l’atto di trarre piacere dalle sventure altrui, e ce n’era un bel po’ la settimana scorsa alle Nazioni Unite.

Molti dignitari sembrano convinti che l’improvviso crollo economico americano offra una possibilità di cambiamento. Ed è quello che tutti vogliono: un cambiamento concreto. Nessuno vuole altri 8 anni come quelli appena trascorsi. Ecco perché il tema centrale del discorso di Chavez è stato ripetuto fino alla noia dai leader degli altri paesi. Essi ripudiano l’attuale sistema e vogliono avere un ruolo maggiore nella progettazione del futuro.

Questo non significa che il mondo detesti l’America. Significa che tutti vorrebbero un attimo di respiro dalle torture, dai rapimenti, dai bombardamenti di civili, e ora dal contagio finanziario che si è esteso a tutto il sistema globale. La mancanza di regole e di politiche monetarie negli USA hanno alimentato l’inflazione, scatenato rivolte per il cibo, mandato alle stelle il prezzo del petrolio. Gli Stati Uniti sono come un commensale che non capisce quando è ora di tornarsene a casa. Forse un tocco di recessione servirà a riequilibrare l’approccio di Washington e renderà i suoi leader più sensibili ai bisogni del resto del mondo.

Il giornalista John Gray ha riassunto tutto ciò in un suo articolo sull’Observer, “Un momento catastrofico del crollo del potere americano”:

“La capacità di controllare gli eventi non è più nelle mani dell’America… dopo aver creato le condizioni che hanno prodotto la più grande bolla finanziaria della storia, i leader politici americani sembrano ora incapaci di comprendere le dimensioni dei pericoli di fronte ai quali si trova il paese. Impantanati nelle loro rabbiose guerre culturali e in continua lite gli uni con gli altri, sembrano non rendersi conto del fatto che la leadership politica dell’America sta rapidamente tramontando. Sta sorgendo, quasi inavvertito, un nuovo mondo in cui l’America è solo una fra molte grandi potenze, destinata a fronteggiare un futuro incerto che non è più in grado di forgiare”.

Gli Stati Uniti dovranno imparare ad unirsi alla famiglia delle nazioni e ad andare d’accordo con i loro vicini, che lo vogliano o no. Semplicemente, non esiste altra scelta: il dollaro sta crollando, i deficit sono alle stelle, il mercato finanziario è a pezzi. L’America dovrà imparare a cooperare o restare isolata in un mondo che va rapidamente integrandosi. “Collabora o arrangiati da solo”: un messaggio che Washington dovrà imparare in fretta per adeguarsi ai nuovi paradigmi di potere.

Certo, un mucchio di soldi continueranno a confluire nelle operazioni segrete e negli sporchi trucchi della CIA, tanto per tenere viva la speranza che lo status di Superpotenza venga ripristinato. Questo è prevedibile. Perfino gli inamovibili farabutti della famiglia reale britannica sognano ancora di ricostruire l’Impero. Ma i realisti sanno che si tratta solo di un’innocua fantasticheria. Non avverrà nulla di tutto questo. Gli Imperi hanno una data di scadenza assai limitata ed è impossibile rimetterli insieme. Di solito finiscono su un campo di battaglia costellato di cadaveri o in un torreggiante falò finanziario che non lascia dietro di sé altro che mucchi di cenere e schegge di vetro. Possiamo solo sperare che l’abisso finanziario spalancato di fronte a noi sia meno terribile di quanto prevediamo. Ma quando una nazione semina denti di drago, non può aspettarsi di raccogliere dolci frutti.

Il giornalista Steve Watson riferisce su Infowars:

“Un membro del Council on Foreign Relations, ex consigliere politico del noto membro del Bilderberg Henry Kissinger, ha scritto un pezzo sul Financial Times londinese in cui si invoca una “nuova autorità monetaria globale” col potere di monitorare tutte le autorità finanziarie nazionali e tutte le grandi compagnie finanziarie.

“Anche se il massiccio piano di salvataggio progettato dagli USA avesse successo, ad esso dovrebbe far seguito qualcosa di ancora più drastico: la creazione di una Autorità Monetaria Globale in grado di controllare mercati divenuti ormai senza confini”, scrive Jeffrey Garten, anch’egli ex managing director della Lehman Brothers”. (Infowar.com)

Il sogno di un “governo unico” mondiale è duro a morire, ma è comunque già morto. La Federal Reserve è al centro dell’attuale sistema finanziario globale. Le sue diramazioni includono il Council on Foreign Relations, il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale, il cartello bancario del G-7 e migliaia di rapaci ONG che hanno esteso la morsa della cabala bancaria di Washington e del suo sistema dollarizzato su tutto il pianeta. Il neoliberismo sta crollando. Ciò a cui stiamo assistendo sono gli spasmi scomposti di un paziente infartuato che entra nelle ultime fasi dell’arresto cardiaco. Non esistono né farmaci né procedure mediche che potranno riportare il paziente in buona salute.

Nessuno guarda più agli Stati Uniti o ai suoi “mercenari della domanda” per tracciare una rotta del futuro economico del proprio paese. Quei giorni sono finiti. Gli Stati Uniti dovranno risollevarsi dalle macerie e ricominciare daccapo senza le massicce iniezioni di capitali a basso interesse da parte di Cina, Giappone e Stati del Golfo. I rubinetti del denaro sono stati chiusi. Abbiamo lacrime e sangue davanti a noi. E’ il prezzo che si paga per aver truffato il mondo intero con obbligazioni da mutuo senza valore e altra immondizia “illiquida”.

Il presidente russo Vladimir Putin ha sintetizzato in questo modo i recenti avvenimenti nei mercati finanziari:

“Tutto ciò che sta accadendo nella sfera economica e finanziaria ha avuto origine negli Stati Uniti. E’ una crisi vera quella che abbiamo di fronte e ciò che preoccupa è assistere all’incapacità di prendere decisioni appropriate. Questa non è più un’irresponsabilità limitata ad alcuni individui, è un’irresponsabilità dell’intero sistema, lo stesso sistema che – come sapete – avrebbe pretese di leadership globale”.

Sempre alle Nazioni Unite, il Ministro delle Finanze tedesco, Peer Steinbuck, ha esposto sentimenti molto simili, dicendo:

“Gli Stati Uniti sono gli unici responsabili di questa crisi finanziaria. Sono loro la causa della crisi, non l’Europa, né la Repubblica Federale di Germania. La passione anglosassone per i profitti stratosferici e per le massicce gratificazioni a banchieri e amministratori delle compagnie ha provocato questa crisi finanziaria”.

Ha poi aggiunto: “Le conseguenze a lungo termine della crisi non sono chiare, ma una cosa mi sembra verosimile: gli USA perderanno il proprio status di superpotenza nel sistema finanziario globale. Il sistema finanziario del mondo sta diventando multipolare”.

Steinbuck non ha fatto altro che dare eco ai sentimenti del cancelliere Angela Merkel, che nella sua critica ha utilizzato un linguaggio più diplomatico:

“L’attuale crisi dimostra che a livello nazionale si possono fare alcune cose, ma che la stragrande maggioranza degli interventi deve essere decisa a livello internazionale. Dobbiamo premere per l’introduzione di regole più chiare, affinché una crisi come quella attuale non possa più ripetersi”.

La Merkel sa che l’Europa è stata aggredita dalla deregulation del sistema americano, che permette a imbroglioni ed artisti della truffa di spadroneggiare. Perfino adesso – nel bel mezzo del più grave scandalo finanziario della storia – non un solo amministratore delegato o finanziario delle principali banche d’investimento è stato incriminato o trascinato in prigione. I mercati americani sono una “terra di nessuno” priva di legge, dove nessuno è ritenuto responsabile di nulla, non importa quanto grande sia il suo crimine o quante persone siano state danneggiate. Ma c’è un prezzo da pagare per aver imbrogliato gli investitori e gli Stati Uniti lo pagheranno. Già ora, l’acquisto di buoni del Tesoro americani è rallentato fino quasi a strisciare. Nei prossimi mesi, al sistema di supporto vitale dell’America sarà staccata la spina e la tenda a ossigeno verrà portata via. I protetti di Kissinger non ne sono preoccupati; ma la classe lavoratrice americana dovrebbe esserlo. Abbiamo di fronte una catastrofe ferroviaria e molte persone soffriranno senza motivo.

Così lo Spiegel Online descrive la situazione:

“La crisi bancaria sta ponendo fine al dominio americano sui mercati finanziari e sulla politica mondiale. I paesi industrializzati stanno scivolando nella recessione, l’era del turbocapitalismo sta giungendo alla fine e la potenza militare degli Stati Uniti si sta dissolvendo… Questi non sono più gli Stati Uniti muscolari e arroganti che il mondo conosceva, la superpotenza che dettava le regole a tutti gli altri e considerava il suo modo di pensare e fare gli affari come l’unica strada per il successo.

Oggi è in vetrina una nuova America, un paese che non ha più fiducia nei suoi antichi valori e ancor meno nelle sue elite; né nei politici, che non sono stati capaci di scorgere i problemi all’orizzonte, né nei leader economici, che hanno cercato di vendere agli americani un mondo fasullo di prosperità… E’ in vetrina anche la fine dell’arroganza. Gli americani pagano adesso il prezzo della loro superbia”. (Spiegel Online, “L’America perde la posizione di dominio sull’economia”).

Entrambi i candidati alla presidenza hanno giurato di proseguire la dottrina unilateralista di Bush. Obama è pronto, tanto quanto McCain, a violare i confini di stati sovrani, invadere paesi che non rappresentano una minaccia immediata alla sicurezza degli Stati Uniti, a proseguire con le sfacciate violazioni del diritto internazionale quando ciò serve agli interessi dei mandarini occidentali. Ma il cambiamento arriverà comunque. Il momento unipolare è passato. Man mano che si aggrava la crisi finanziaria, la capacità bellica americana risulterà erosa a causa del prosciugamento dei capitali e delle risorse. E’ solo questione di tempo prima che la macchina bellica si fermi scoppiettando e le truppe ritornino in patria. Quando i massacri avranno fine, inizierà il vero nuovo ordine mondiale.


LIKE A ROLLING STONE

ottobre 9, 2008

Com’era bello il fascismo! Quando c’era il mascellone le crisi finanziarie e borsistiche avevano sull’economia italiana lo stesso effetto di un terremoto in Giappone. Tante pagine di giornali dedicate alla catastrofe, interventi pensosi di insigni naturalisti, un sacco di chiacchiere sul tram tra impiegati morti di sonno. Ma alla fine dei conti, le conseguenze pratiche sulla vita quotidiana si riducevano, per l’italiano medio, ad uno spettacolo pirotecnico a cui assistere incuriositi tenendosi a debita distanza. Questa beata strafottenza verso le crisi internazionali non era dovuta, in realtà, alle doti del mascellone, né ad una posizione internazionale dell’Italia particolarmente solida in economia. Al contrario, era proprio la povertà dell’Italia di allora, la sua struttura ancora semirurale, il suo isolamento commerciale ed economico, a permetterle di guardare alle crisi globali con la stessa curiosità disinteressata con cui si assisterebbe ad una lontana eruzione solare. Il Duce non era che l’espressione ruspante di questo felice provincialismo, che teneva l’Italia lontana dai luculliani banchetti del capitale, ma anche dalle dolorose indigestioni.

Oggi tutti i giornali parlano di una crisi economica “simile a quella del 1929”. Sta arrivando il 1929! Il 1929 è già qui! E’ la nuova Grande Depressione! A questi inguaribili ottimisti vorrei dire che non sanno di cosa stanno parlando. Nessun italiano lo sa. Una crisi come quella del ’29 qui da noi non c’è mai stata. Ci sarà adesso, per la prima volta nella nostra storia e nessuno sembra avere un’idea chiara di ciò che ci aspetta. Nel 1929 la nostra produzione industriale non poteva crollare, essendo pressoché inesistente. La disoccupazione era diffusa, ma endemica e connaturata. Nessuno si stupiva di vedere un povero né essere poveri era cagione di particolare discredito sociale. Siccità e grandinate erano pericoli più temuti della recessione e la stessa parola “recessione”, in un paesetto come l’Italia fascista, non aveva un gran significato. Nessuno temeva di perdere la casa, perché le case, per chi le aveva, erano da generazioni un bene appartenente alla famiglia, non ad una banca creditrice di mutui quarantennali. Chi non possedeva una casa, aveva comunque una scelta: poteva imparare l’arte edilizia e costruirsela da solo, dove trovava spazio; oppure poteva restare a dormire sotto uno di quegli splendidi ponti edificati dal programma di sviluppo urbano del Ministero dei Lavori Pubblici. A tutti coloro che si sono battuti per entrare ad ogni costo nella rutilante giostra del capitalismo globalizzato – perché l’economia rurale, si sa, era una cosa brutta e antiquata – faccio i miei migliori auguri di buona e duratura crisi economica. Sarà una nuova esperienza d’apprendimento, che permetterà ai nostri dotti economisti della domenica di parlare di argomenti sperimentati sul campo, anziché proferire teoretici vaticini fondati sul nulla negli inserti borsistici dei rotocalchi.

In un certo senso, siamo stati, ancora una volta, relativamente fortunati. La nostra economia è declinata a poco a poco negli ultimi vent’anni ed è rimasto ormai ben poco che crollando possa fare rumore. Le grandi aziende sono state svendute, i piccoli imprenditori lottano già da anni contro il fisco vampirico e lo spettro del fallimento, i nostri servizi pubblici sono già una fogna e lo sono sempre stati, la disoccupazione è un concetto relativo per chi ha un lavoro precario, un lavoro a progetto, un mezzo lavoro pagato a ore. Sarò incosciente, ma mi aspetto solo cose buone da questa crisi. Come cantava Bob Dylan: “When you’ve got nothing, you’ve got nothing to lose”. L’esplosione del bubbone immobiliare, annunciata da anni, è l’inizio di un processo di guarigione del corpo sociale, che – se siamo fortunati – potrebbe perfino passare, non dico per la morte del capitalismo in sé, ma almeno per il decesso doloroso e meritatamente orrendo, di questo capitalismo farlocco; un capitalismo che non ha più alcun capitale alla sua base, ma solo cartaccia moltiplicata all’infinito per produrre e acquistare altra cartaccia. Tonnellate e tonnellate di immondizia azionaria che si riverseranno, all’improvviso, sulle nostre teste ignare. Ma guardate il lato positivo: potremo finalmente dare una ripulita e più radicale sarà la pulizia, meglio sarà per tutti. Da oggi in poi – se siamo saggi – accoglieremo ogni spacciatore di fetenzie finanziarie con gli onori che si merita: mezzo chilo di pallettoni dritto nella zona pelvica. Le banche, quelle che sopravviveranno, torneranno a essere banche, non puzzolenti suq di spazzatura azionaria venduta come investimento.

Questo disastro finanziario globale è la fine di un incubo. L’economia globale era, da anni, un cadavere vivente, morto e marcito, tenuto in piedi, come fosse vivo, da continue iniezioni di liquidità. Si prendeva il corpaccione decomposto, lo si puntellava con miserabili tagli di mezzo punto ai tassi d’interesse, se ne liftava alla meno peggio il volto scarnificato e scheletrito con profluvi di chiacchiere sulla crescita e sul liberismo, poi gli si faceva fare “ciao” al popolo bue muovendogli con i fili la manina ossuta. E tutti lo riverivano, si sdilinquivano, rispondevano al saluto con un sorriso fino alle orecchie: “Ciao, simpaticone, ciao”. La fine di questo accanimento necrofilo sui resti mortali della Grande Bufala è una notizia che infonde speranza. Significa che dovremo metterci insieme, spremere le meningi, inventare nuovi modelli economici, liberarci una volta per tutte delle nozioni preconcette – la Crescita del Pil! La Moneta Unica! Il Rispetto dei Parametri di Maastricht! – che ci hanno trascinato giù per lo scarico insieme alla merda cartacea a cui avevamo affidato i nostri destini. Dovremo liberarci del dollaro, dovremo fare piazza pulita del liberismo opprimente che ci ha asfissiato per trent’anni, dovremo – qui ci vorrà coraggio – lasciare affondare i capitani americani con la loro nave di cartone e appropriarci, a pistolettate, di tutte le scialuppe disponibili. Oppure dovremo, semplicemente, sparire nel consueto buco nero della storia. Lì dentro, saremo in compagnia delle innumerevoli civiltà che non hanno saputo reagire, per sopravvenuta decerebrazione, ad una banale crisi economica e potremo attendere, con fiduciosa pazienza, i buoni barbari che arriveranno puntuali, ancora una volta, a sostituire gli imperi caduti nella trappola della loro stessa stupidità terminale. Anche questa non sarebbe una prospettiva disprezzabile. Come ci si sente a restare da soli? Come ci si sente a non avere una casa a cui tornare, come un perfetto sconosciuto, come una pietra che rotola?

Ragazzi, ci si sente da dio.


MONEY FROM NOTHING

ottobre 5, 2008

IL MOLTIPLICATORE BANCARIO
dal blog Il Linguaggio Dimenticato
(grazie ad @lex per la segnalazione)

Ah, ah, ah, parbleu, anche voi avete sempre creduto che la più grande invenzione sulla terra fosse la fesse, vero ?

Anche voi pensavate che i miracoli potesse farli solo Gesù Cristo, e a catechismo restavate impressionati dal racconto della Resurrezione di Lazzaro (e la cosa vi faceva anche un po schifo), n’ est-pas ?

Beh, esiste un’ invenzione che vi farà cambiare completamente idea: il “Moltiplicatore Bancario”.

Quest-ce que c’est le “moltiplicatore bancario” ?

Lo spiega bene una nota pubblicità che recita “La tua banca è tutta attorno a te”… splendido esempio di lapsus freudiano che volendo far intendere altro, finisce invece per “smarronare” (come si dice qui nel Granducato) una grande verità… per scoprirlo non hai che da guardarti attorno, parbleu!

In parole povere è quel fattore per cui entrare in banca a chiedere un mutuo regala lo stesso brivido che far l’ amore con un palo del telegrafo (sì, ai miei tempi c’ era ancora), solo che non siete esattamente voi a maneggiarlo…

Da qui un’ altra pubblicità, svizzera ovviamente, che dice che “non di tutti i buchi ci si può fidare”… altra stupenda rivelazione, che rafforza l’ idea vaga che ci eravamo già fatti su pubblicitari e banchieri…

Ora, unendo i due postulati matematici, ne avremo come conseguenza diretta e necessaria che a prenderlo in quel posto saremo sempre noi (non che ne avessimo qualche dubbio peraltro, ma è una di quelle splendide conferme scientifiche alla saggezza popolare, che ci fanno sempre molto piacere).

Così che, avendo abusato di buchi “inaffidabili” (poi vedremo anche perchè) e trovandosi ora nella più grave crisi speculativa della globalizzazione (ma sarà poi così?) i banchieri, che evidentemente pasteggiano a viagra, ora pensano bene di far l’ amore con tutto il popolo americano, e si sa, l’amore a pagamento costa… qualcosa come 700 miliardi di dollari, ma attenzione, è l’ ennesimo “servizio” che “Lo Stato” ti porta direttamente a casa, senza nemmeno bisogno che tu ti debba recare in banca… (o in comune…? al tempio, dal rabbino ebreo dite…? che confusione, questa globalizzazione…). “Fate l’ amore col Sapore, parbleu !!!” e senza muovervi da casa… vi fa un po’ male? ma cosa volete che sia, pensate ai poveri J.P. Morgan, Goldman Sachs, e compagnia bella, che devono fare il servizietto a domicilio a non so quanti milioni di cittadini americani… (Yankie, si dice? Sarà, ma si scrive “coyons”, parbleu !!!)… hai voglia a uova sbattute e zabaioni…

Fuor di metafora (ma fa male come se fosse dentro tutto, parbleu…) fuor di metà-fora, dicevo, mi sto riferendo al piano di sodomizzz… ehm, di “risanamento” varato dal ministro Paulson, un altro che fa colazione col viagra… piano che prevede che ora, dopo che i “Bankster” hanno fatto tutte le loro cazzate, dopo che le avvisaglie a fermarsi erano già state fortissime, dopo che tutte le spie rosse si erano accese e tutte le sirene, inascoltate, si erano messe a suonare da tempo ora, dopo tutto questo, pensano bene di “Nazionalizzare il debito” (splendida parola, senti come suona dolce, prova a ripeterla… na-zio-na-liz-za-re) l’ enorme buco (“Virtuale”, badate bene, solo virtuale…) creato dalle loro azioni farlocche… e come, secondo voi??? indebitando il popolo…. (e sono 3!… a buon intenditor poche parole!)

A cattivo intenditor: debito da signoraggio, debito da speculazione virtuale, debito da risarcimento finale.

Ora, come dovrebbe reagire il popolo, se avesse un minimo di “coyons”???

Direbbe: cari i miei Bankster, a parte che avete rotto i suddetti già un po’ troppo oltre qualsiasi normale sopportazione, giochiamo almeno con lo stesso mazzo di carte! E siccome sappiamo benissimo che il 98% di tale cifra è “PURA INVENZIONE SPECULATIVA”, vi dò il 2% (ossia il corrispondente della riserva frazionaria) e poi vi spedisco sull’ isola di Sumoa, dove potrete divertirvi a fare il gioco del “teloficcosempreio” con gli Iguana Giganti, che guarda un po’, “stanno tutti attorno a te”, per il tuo sommo divertimento…

Cos’è infatti il “moltiplicatore bancario”? La causa di tutto ciò, Parbleu…

E come funziona, dite?

Ma insomma, ancora così sprovveduti…

Quando decidete di sposarvi, per esempio, voi avete la mente annebbiata dalla fesse, e con la mente annebbiata dalla fesse entrate in Banca, perchè volete una casa dove dedicarvi in pace alla fesse senza tutte quelle acrobazie in macchina… desiderio più che legittimo, parbleu… ma i furbi non vivono e prosperano forse proprio sfruttando le nostre più legittime e naturali aspirazioni???

“Buongiorno, quanto volete, 100.000 Euri???”

Bene, la banca fa un po’ di scena, vi chiede le garanzie (e che sia solo scena lo testimonia proprio la facilità con cui si sono concessi i mutui americani, parbleu, fate funzionare un po’ il cervello, invece di dare sempre la colpa alla Cina, o all’ Iran, o a vostra suocera che quando vorreste farvi una scopatina non dorme mai…)… fa un po’ di scena, dicevamo, e poi digita 100.000 sulla tastiera del terminale… Ecco, sentite le campane?? In questo preciso momento si è verificato il più grande miracolo sulla faccia della terra… Gesù Cristo coi suoi pani e coi suoi pesci era una mezza sega al confronto del vostro Direttore di Filiale, che proprio ora sotto il vostro naso ha compiuto il miracolo della moltiplicazione degli euri…

Osanna nell’ alto dei cieli, ed euri in tasca alle persone di dubbia volontà…

Infatti QUEI SOLDI NON ESISTONO!

Ma come, dite?

Non esistono, Parbleu, non ci sono, il n’y-a rien, sono solo un numero battuto sul terminale… esiste però il VOSTRO IMPEGNO A RIFONDERE IL DEBITO CONTRATTO, impegno che in quel preciso momento si è trasformato in un “capitale” di 100.000 Euri… (e poi, piano, perchè così sembrerebbe giustamente un guadagno per la banca… che invece è più astuta di Mandrake, e lo mette tra le “voci in uscita”… secondo la logica sibillina che “è lei che vi ha concesso il prestito…” e così non solo non ci paga le tasse, ma vi chiede anche gli interessi…)

Ora con gli interessi, che voi credete siano la percentuale di guadagno del lavoro (?) della banca, quella ci compra le sigarette (oltre che il viagra, ovvio)… perchè sta guadagnando, SUL NIENTE, il 98%… Ossia, di quella “promessa” di 100.000 con la quale vi ha messo in catene, lei dovrà trattenere in cassa solo il 2% (si chiama “Riserva Frazionaria”… sì, lo so che vi viene in mente un termine più adeguato…) mentre potrà “capitalizzare” il restante 98%… ossia CREARE ULTERIORE DEBITO, SUL NIENTE… Potrà aprire altri 98 : 2 = 49 mutui di cui dovrà trattenere solo il 2%, e col restante 98% aprire altri 49 mutui di cui… ecc, ecc… vi rendete conto della stupenda bellezza del moltiplicatore bancario ?!?

Ora, anche un bambino dell’ asilo capisce che questo sistema truffaldino alla fine dovrà implodere, perchè si sta semplicemente “vendendo la pelle di un orso che non c’è… ” ed è proprio quello che sta succedendo: sta esplodendo la baracca.

Ma Paulson ha i coglioni duri, parbleu, volete che dica “Beh, adesso vediamo di darci una regolata???” E quando mai …

No, si deve continuare a giocare questa ruolette russa, tanto lui ci mette la pistola, la testa ce la mette il popolo.

E poi, che vi aspettate da un politico… il politico è quella persona per cui la differenza tra una donna e un campo da golf… sono 15 buchi in più dove poterlo infilare, parbleu !!!

A’ la prochaine fois…

(Bonjour, Monsieur Giovanni, mon ami… ca va mieux, avec le coeur?)


DIVENTARE ANTISEMITI (IN 1 FACILE LEZIONE)

ottobre 3, 2008

“Antisemita” è qualunque persona che non vada a genio ad un ebreo.
(Fredrick Toben)

VI SEMBRA POSSIBILE UNA DISCUSSIONE DEL GENERE?
di Michael Santomauro RePorterNoteBook@aol.com
dal sito Adelaide Institute
traduzione di Gianluca Freda

L’11 ottobre 2003 ebbi una delle esperienze più incredibili che mi siano mai capitate. Mi trovavo nel parco giochi dei bambini a Central Park, nella città di New York, dove vivo. Stavo parlando con un professore che insegna all’Accademia di Aeronautica di Long Island e che possiede una laurea in ingegneria. Si chiamava George. Mi trovavo perfettamente d’accordo con lui riguardo la perversa politica immigratoria che ci sta danneggiando.

“Il rettore della mia scuola è un irlandese: invece di dare a me la posizione di decano, l’ha conferita ad una donna indiana”.

Gli domandai se questo avesse avuto qualche effetto sul corpo studentesco. “Perché sento dire spesso che il 55% degli studenti americani d’ingegneria viene dall’estero”.

“No”, rispose lui, “è una questione di quote, perché le donne e la gente di colore vengono favoriti in questo paese”.

Allora gli dissi. “Io non ho nessun problema con il fatto che delle donne di colore vengano ammesse a ricoprire ruoli di responsabilità, purché siano americane e siano competenti”.

Gli spiegai che, secondo me, acquisire professionisti dagli altri paesi si traduce in una “fuga di cervelli” per la loro nazione di provenienza. Inoltre, danneggia i professionisti nati negli Stati Uniti.

Gli domandai se fosse d’accordo per una moratoria dell’immigrazione in America, almeno finché non fossimo stati in grado di risolvere i nostri problemi interni.

All’improvviso la sua mente si spostò verso qualcosa che non c’entrava assolutamente niente.

“Sono gli arabi la causa di tutti i problemi del mondo”.

“Io non andrei così lontano”, gli dissi, “la nostra politica estera nei confronti del Medio Oriente è piuttosto squilibrata”.

La sua mente era molto irritata.

Mi chiese: “Quanti arabi vivono in Israele?”. Risposi: “Circa il 20% della popolazione”.

Lui allora continuò: “Non c’è nessun ebreo che viva nei paesi arabi, perché allora gli arabi che vivono in Israele non possono andarsene nei paesi arabi?”.

“Ma nei paesi arabi vivono molti ebrei…”, gli dissi con calma.

Non mi ero reso conto di stare parlando con un ebreo-sionista radicale.

Iniziò ad agitarsi e mi disse: “Solo un antisemita sarebbe capace di dire che esistono ebrei che vivono nei paesi arabi”.

“Ma gli ebrei vivono davvero nei paesi arabi”.

“Impossibile”, strillò lui. “Adesso? Oggi? Lei crede che esistano ebrei che vivono nei paesi arabi?”.

“Sì, che c’è di strano?”.

“Chiunque affermi che degli ebrei vivono nei paesi arabi è un antisemita”.

Ero allibito.

Dopo questa discussione, decise di chiedermi se ero ebreo.

“No”, gli risposi, “ma lui è un ebreo-arabo”. E indicai un anziano signore seduto accanto a me sulla stessa panchina, con cui avevo avuto una breve conversazione prima di incontrare questo George.

L’anziano signore mi corresse: “Sono un ebreo del Marocco”.

Così gli domandai quanti ebrei vivessero in Marocco. “Oggi?”, domandò lui.

Feci segno di sì con la testa. “Forse 5.000, ma quando io me ne andai, nel 1967, erano 200.000”.

George allora iniziò a inveire contro il vecchio arabo-ebreo, accusandolo di mentire.

“E perché dovrebbe mentire?”, gli domandai retoricamente.

Questo George stava avendo un crollo emotivo di fronte al fatto che esistono ebrei che vivono nei paesi arabi. Ero sbigottito.

Allora chiesi al vecchio ebreo del Marocco se la guerra condotta da Israele nel 1967 fosse stata la ragione dell’esodo. “Una delle ragioni”, rispose lui. Lui era partito per la Francia e si era stabilito a Parigi. Ci spiegò che era andato via da Parigi 3 anni prima: “C’era troppo antisemitismo”.

Ora George accusava il vecchio signore di non sapere di cosa stava parlando.

Domandai a George: “Chi siamo lei o io per dire che questo signore non ha visto dell’antisemitismo a Parigi? Perché dovrebbe mentirci?”.

“Solo durante le dittature gli ebrei hanno dovuto subire del vero antisemitismo”.

E proseguì: “Come in Argentina negli anni ‘70”.

Ora iniziavo a capire il suo modo di ragionare. “Ma cosa sta dicendo? C’erano più ebrei in Argentina negli anni ’70 e ’80 che adesso. Ora che l’Argentina non è più una dittatura, gli ebrei se ne stanno andando. Se ne vanno a frotte per motivazioni economiche. E Sharon li blandisce con promesse di denaro e benefici perché vengano in Israele”.

Mi domandò quale lavoro facessi. Questo fece scattare una molla. Mi ero dimenticato di dirgli che molti dei miei clienti dei paesi arabi erano ebrei. Le loro famiglie avevano imprese di successo. Famiglie che non avevano nessuna intenzione di lasciare quei paesi. Glielo spiegai.

Mi accusò allora di antisemitismo per aver esposto questi semplici fatti. Si alzò dalla panchina agitando le braccia. “Ma di che stiamo parlando? Di falsi ebrei novantenni?”.

Allora gli chiesi se era al corrente del fatto che nei paesi arabi esistono sinagoghe, con nutrite comunità di fedeli e tanto di rabbini. Si infuriò, non aveva mai sentito dire una cosa simile in pieno 2003. “Non voglio restare seduto a fianco di un antisemita”, e se ne andò.

Il vecchio e io ci guardammo negli occhi e io gli dissi: “Questo George ha pure una laurea”. Il vecchio scrollò le spalle.

Non avrei mai creduto, neppure in un milione di anni, che qualcuno potesse dirmi: “Solo un antisemita potrebbe credere che esistono ebrei che vivono nei paesi arabi”. Ero stato fortunato a trovarmi seduto proprio di fianco ad un ebreo del Marocco, conosciuto pochi minuti prima. Più tardi, lui mi fece da testimone di fronte a mia moglie quando le spiegai cos’era accaduto. Se di questo episodio avessi semplicemente sentito parlare, probabilmente non lo avrei mai messo per iscritto. A chi sembrerebbe verosimile una discussione del genere? La mia passeggiata nel parco mi insegnò che non è sufficiente essere istruiti per essere intelligenti o saggi.

Pace.

Michael Santomauro
Direttore Editoriale
RePorterNoteBook@aol.com
253 West 72nd street #1711
New York, NY 10023
212-787-7891


L’OLOCAUSTO: UNA BUFALA DI CUI LIBERARSI

ottobre 1, 2008

Fredrick Toben, storico e studioso dell’olocausto, è stato arrestato oggi all’aeroporto londinese di Heathrow, sulla base di un mandato di cattura europeo emesso su richiesta delle autorità tedesche. Si tratta dell’ennesimo caso di persecuzione del libero pensiero e della ricerca storica. Toben aveva osato non solo dire (che per i padroni dell’occidente sarebbe poca cosa), ma, ahilui, dimostrare quella verità con cui ogni europeo dotato di senso critico in decenti condizioni ormai non può più fare a meno di confrontarsi: che l’olocausto ebraico è stato una gigantesca bufala, inventata nel dopoguerra come mitologia su cui fondare l’ordine coloniale che dal 1945 vige in Europa e che ha raggiunto di recente punte di repressione e violenza mai viste prima. Toben è uno dei molti studiosi dell’olocausto oggi in carcere per aver svolto ricerche sulle presunte “camere a gas”, sui presunti “sei milioni di morti di ebrei”, sul presunto “sterminio su base razziale” di Hitler. Persone incarcerate per aver indagato, con gli strumenti della storiografia, su quegli eventi lontani e per aver scoperto – fin troppo facilmente – la verità: che erano pure invenzioni propagandistiche, create per tenere in piedi l’ordine mondiale usraeliano che ci domina da oltre sessant’anni e che, nel momento del crollo dei suoi pilastri ideologici, mostra la faccia più feroce.

Toben, 64 anni, è un australiano di origine tedesca, fondatore e gestore dell’Adelaide Institute, un sito australiano che si occupa da anni di proporre testimonianze, ricerche e saggistica sull’olocausto e la sua mitologia. Fu arrestato una prima volta nel 1999 mentre svolgeva, insieme a Robert Faurisson, alcune indagini sul campo di concentramento di Auschwitz. Fu condannato a 10 mesi di carcere, ma avendo già scontato 7 mesi in attesa del processo, fu rilasciato dietro pagamento di una cauzione di 5000 dollari. Nel 2000 fu preso di mira dalla Australian Human Rights and Equal Opportunity Commission, che ordinò – senza averne alcun diritto – di chiudere il suo sito internet e scusarsi con le persone che aveva offeso. Nonostante tale ordinanza, Toben si rifiutò di chiudere il sito, che è ancora oggi visibile e consultabile con la sua notevole mole di materiale. Oggi questa decisione ha portato al suo arresto con l’accusa di aver pubblicato “materiale di natura antisemita e/o revisionista”. Se vi fate un giro su internet, troverete il nome di Toben accompagnato, il più delle volte, dalle consuete etichette politiche con cui la psicopolizia occidentale marchia a fuoco chi mette in discussione gli dei del nuovo ordine mondiale: neonazista, antisemita, negazionista dell’olocausto. Lo scopo di queste etichette è quello di bloccare sul nascere ogni discussione sull’oggetto della controversia storica, screditando preventivamente, come fanatici sanguinari, le persone di coloro che si permettono di indagare sull’unico fenomeno storico su cui le indagini non sono consentite. Toben sapeva bene che le sue ricerche gli sarebbero costate, prima o dopo, non solo la carriera, ma la stessa libertà personale. Se nel marciume morale in cui stiamo affondando il mettere a repentaglio la propria vita e la propria libertà personale per la ricerca della verità storica è ancora un atto di coraggio, allora Toben è uno dei pochi uomini di coraggio rimasti in questa miserabile colonia ebreo-americana che ci ostiniamo a chiamare “Europa”. Senza dubbio, io lo considero tale. Scrive Toben sul suo sito:

“Sono costretto ad operare sotto un’ordinanza-bavaglio della Corte Federale d’Australia che mi proibisce di mettere in discussione/negare i tre pilastri su cui si fonda la storia/leggenda/mito della Shoah/Olocausto:

1 – Che durante la II Guerra Mondiale la Germania abbia condotto una politica di sterminio contro gli ebrei d’Europa;

2 – Che abbia ucciso sei milioni di questi ultimi;

3 – Che per farlo abbia utilizzato l’arma omicida delle camere a gas.

E’ impossibile discutere dell’Olocausto con simili restrizioni. Mi limito pertanto a riferire quelle questioni che non mi è consentito esporre. Per esempio, se io affermassi che l’Olocausto è:

1 – Una menzogna;

2 – Che non sono mai morti sei milioni di ebrei, o;

3 – Che le camere a gas non sono mai esistite;

allora starei semplicemente riferendo ciò che altri esperti revisionisti – come i professori Butz, Faurisson e altri – affermano pubblicamente. Chiunque rifiuti di credere in questi pilastri dell’ortodossia si troverà a fronteggiare una forza di repressione diffusa in tutto il mondo che userà qualunque mezzo per distruggere le voci di dissenso. Il punto è che questi pilastri non hanno alcun fondamento concreto, benché tentativi di dotarli di tali fondamenti siano stati condotti per decenni, senza successo. Le ultime vittime incarcerate per aver rifiutato di CREDERE nella favola dell’Olocausto/Shoah sono Germar Rudolf, Ernst Zündel & Sylvia Stolz in Germania; Siegfried Verbeke in Belgio e Wolfgang Fröhlich & Gerd Honsik in Austria.

Se desiderate iniziare a dubitare della favola dell’Olocausto/Shoah, dovrete essere pronti al sacrificio personale, essere preparati alla distruzione del vostro matrimonio e della vostra famiglia, a rinunciare alla carriera, a finire in prigione. Questo perché i Revisionisti, tra le altre cose, stanno smantellando un’industria multimiliardaria che i sostenitori dell’Olocausto/Shoah intendono difendere, così come la sopravvivenza di Israele, Stato razzista e sionista. Perciò non piangete quando busseranno alla vostra porta per strapparvi alle vostre famiglie e ai vostri amici. Simili esperienze forgiano il carattere. I Revisionisti non sono sciocchi o ingenui, ma realisti, come si addice a chi persegue ancora ideali vivifici come Amore, Verità, Onore, Giustizia, Bellezza.

Alcune definizioni:

a) Un antisemita è qualcuno che disprezza gli ebrei in quanto ebrei, cosa che io ripudio con tutte le mie forze: non incolpate gli ebrei, incolpate chi si piega alle loro pressioni.

b) Il termine “antisemita” è in sé stesso un problema, riferendosi a un tipo di linguaggio che comprende anche parlanti di lingua araba, non solo di lingua ebraica; entrambi questi popoli usano linguaggi di origine semitica;

c) Un antisemita è qualcosa che gli ebrei odiano;

d) L’antisemitismo è una malattia. La si contrae spesso dal comportamento degli ebrei”.

Nel mio piccolo, aggiungerei che al Revisionismo Storico appartengono anche alcuni studiosi, come David Cole, che sono essi stessi ebrei. Altri studiosi ebrei, come Norman Finkelstein (autore del libro L’industria dell’Olocausto), pur non potendo – o non volendo – definirsi revisionisti, hanno svolto ricerche e pubblicato saggi che avvalorano diversi punti delle tesi revisioniste. Non so quanto potrà ancora durare questa repressione contro tutti quegli uomini che stanno tentando, a rischio della propria libertà, di affrancare l’Europa dal senso di colpa fittizio con cui da più di mezzo secolo viene tenuta in stato di servitù. Ogni sottomissione si fonda sul meccanismo della colpa, quello che ogni vincitore si affretta ad imporre al vinto. Il sentimento di colpa è una delle nostre principali catene e – come l’arresto di Toben dimostra – i nostri carcerieri vogliono che resti ben solida. Nessuna civiltà, però, può battersi il petto in eterno e i segni di una non troppo remota liberazione dal cilicio imposto dai vincitori può essere colta nello stesso furore con cui gli storici Revisionisti vengono perseguitati e zittiti. Come disse una volta Robert Faurisson: “Il futuro dei Revisionisti potrà essere nero, ma, al contrario, il futuro del Revisionismo mi appare estremamente roseo”.


REDDE RATIONEM

settembre 28, 2008

IMPICCALI PIU’ IN ALTO!
di Israel Shamir
dal sito www.israelshamir.net
Traduzione di Gianluca Freda

Sette anni dopo l’11 settembre, assistiamo ad un altro, più grande e ancor più godibile crollo, quello della piramide finanziaria americana. Ci sono voluti circa vent’anni per costruirla; ma il suo crollo ha richiesto solo poche settimane. Lasciamo da parte le chiacchiere ipocrite: è uno spettacolo meraviglioso, senza se e senza ma. I mercati azionari americani vivevano il loro boom durante i bombardamenti di Baghdad e Belgrado, prosperavano mentre derubavano Mosca e strizzavano sudore da Pechino. Quando le cose andavano bene, avevano un sacco di soldi per invadere l’Iraq, minacciare l’Iran e strangolare la Palestina. In parole povere, quando andava bene per loro, andava male per noi. Che ora assaggino un po’ della loro medicina!

“Loro” non sono gli americani e “noi” non siamo il resto del pianeta. “Loro” sono un piccolo frammento della popolazione americana, la folla di “arricchisciti in fretta” che viene dalla parte est di Manhattan o da zone similari. Negli ultimi vent’anni abbiamo assistito ad un enorme spostamento di denaro verso l’alto, verso un branco sempre più piccolo di avide bestie. Mentre la maggioranza degli americani perdeva la possibilità di mandare all’università i propri figli, questi pasciuti felini si compravano ville in Florida e case a Tel Aviv. Peggio ancora, spendevano i loro miliardi nell’acquisto dei media, allo scopo di sovvertire la democrazia americana e di mandare i soldati americani a combattere guerre in luoghi lontani. Una buona parte del denaro rubato è stata pompata verso Israele, dove i prezzi degli appartamenti sono arrivati alle stelle e sono tuttora in crescita.

Se la passavano bene; erano fieri del fatto che le mappe finanziarie degli Stati Uniti e del mondo venissero disegnate in una stanzetta da Henry Paulson del Tesoro, da Ben Bernanke e Alan Greenspan della Federal Reserve, da Maurice Greenberg della A.I.G. Costruivano il loro mondo circondandosi di Lehman Brothers, Merrill Lynch, Goldman Sachs, Marc Rich, Michael Milken, Andrew Fastow, George Soros, e tutti gli altri. Il loro eccitante nuovo mondo di Lexus e Nexus veniva glorificato da Tom Friedman sul New York Times. Conferivano il Premio Nobel per l’Economia a Myron Scholes e Robert C. Merton, orgogliosi direttori dell’ormai tristemente celebre hedge fund denominato Long Term Capital Management, appena salvato dalla Federal Reserve Bank di New York per la cifra di 3,6 miliardi di dollari. Il presidente Bush li ha ricompensati per la loro inattendibilità liberandoli dal fardello della tassazione. Che ora paghino per tutto il divertimento che hanno avuto.

Hanno preso i vostri dollari veri e li hanno trasformati in moneta giocattolo: “Cambiali della Fed non redimibili e non portatrici di interesse, non sostenute da nient’altro che la fiducia dei creduloni”, per usare le parole dell’umorismo internettaro. La rovina della classe lavoratrice americana e della stessa classe media è ormai inevitabile. Le paure che il Large Hadron Collider sostituisse la Terra con un buco nero erano fondate su questa sensazione di affondamento, che vede le incredibili ricchezze degli Stati Uniti svanire nel buco nero da esse creato.

Non è certo la prima truffa nella storia degli USA: Jay Gould e Joseph Seligman, alla fine del 19° secolo, provocarono il crollo del mercato azionario del “venerdì nero”, mentre Jacob Schiff provocò il famoso panico del “giovedì nero” che portò alla depressione economica nazionale [1]. Seligman fu anche l’artefice dell’”affare Panama”, un imbroglio azionario che in Francia divenne proverbiale. L’imbroglio fu orchestrato da due ebrei di origine tedesca, Jacques Reinach e Cornelius Herz, che corruppero alcuni parlamentari. Mentre Reinach si lavorava l’ala destra, i “Repubblicani” dei suoi tempi, Herz si lavorava i “Democratici”. Wikipedia cita una frase di Hannah Arendt, la quale scriveva che i mediatori tra il mondo degli affari e lo Stato erano quasi esclusivamente ebrei. Questo caloroso abbraccio fra lo Stato e gli affari è stata la ricetta per il disastro.

Ovviamente da allora le cose sono cambiate e oggi i seguaci di Mammona appartengono a varie scuole di pensiero, perfino cristiane, come Hank Paulson, il cui patrimonio è stimato intorno ai 700 milioni di dollari e la cui carriera nella Goldman Sachs (presidente dal 1998 al 2006) lo ha reso la scelta più ovvia per la posizione di ministro del Tesoro. Solo la loro devozione al dio dell’Avidità è rimasta costante. Nel mondo del capitalismo ideale (“economia di mercato”) che costoro hanno tanto glorificato, oggi dovrebbero pagare un prezzo. Nel divertentissimo romanzo Carter Beats the Devil di Glen David Gold, il loro antenato spirituale veniva ricoperto di catrame e di piume da alcuni determinati popolani del Connecticut (intorno al 1670) per aver acquistato un intero carico di prodotti importati per arricchirsi in fretta, facendo crollare il mercato e defraudando i suoi simili. Oggi un criminale del genere riceverebbe una medaglia dal neoliberale Milton Friedman Fund, una citazione del JINSA e verrebbe additato come esempio da seguire dalla Harvard Business School.

Oggi costoro vogliono sfruttare il loro controllo sul governo per scaricare le loro perdite sui comuni cittadini americani. Che quest’atto venga chiamato “nazionalizzazione”, “privatizzazione” o “salvataggio”, il succo è che molti americani si ritroveranno in miseria e che tutti gli americani dovranno sopportare un enorme fardello fiscale. Ma i fondatori della piramide la faranno franca; si ritireranno nei loro castelli e nei loro investimenti sicuri e protetti, come hanno sempre fatto in precedenza.

Gli americani sono stati fatti fessi: sono stati ripuliti tanto facilmente quanto lo furono i rozzi albanesi pochi anni or sono. Peggio ancora: gli albanesi, almeno, presero le armi e diedero la caccia ai rapinatori; gli americani hanno deciso di subire in silenzio. Ma il meccanismo è sempre lo stesso.

Gli americani hanno il diritto di sapere chi ha derubato loro e i loro figli: sono stati gli uomini che sono diventati così vergognosamente ricchi durante gli ultimi due decenni. Costoro dovrebbero pagare il prezzo dei loro crimini. E se il governo, il Presidente, il Congresso e il Senato, i Democratici e i Repubblicani sono riluttanti a sostenerli, i comuni cittadini americani dovrebbero fare ciò che fecero i loro antenati del Connecticut: applicare catrame e piume in grande libertà. E se non basta, impiccare quei bastardi ai lampioni.

Questo è il momento più opportuno per ricordarsi perché i Padri Fondatori dell’America inserirono il diritto del popolo a possedere e portare armi nel Secondo Emendamento della Costituzione. Grazie a Dio, l’ADL non lo ha ancora abrogato. Queste armi non servono a difendere i rapinatori: servono a fare giustizia quando tutti gli altri mezzi hanno fallito. Alle armi, alle armi, come dissero i francesi mentre davano ai loro truffatori ciò che si meritavano. L’America ha una grande tradizione di giustizia diretta e immediata, il richiamo occidentale dell’Impiccalo Più in Alto. E’ ora di ascoltarlo!

Che i soldati americani vengano richiamati dalle guerre inutili e dalle remote basi sparse in tutto il mondo: il vero nemico si trova all’interno del loro paese. Per usare le squillanti e ancora attuali parole di Lenin, trasformiamo la guerra imperiale in una guerra civile, contro questi avidi bastardi. Invece di dissanguare i contribuenti, trasformiamo gli Stati Uniti in una zona libera da miliardari! I miliardari, questi avidi topi di fogna, hanno guadagnato molto con la Grande Piramide: impoveriamoli! Annulliamo i loro conti in banca. La sparizione di trilioni di dollari dai loro depositi elettronici riporterà in alto il valore del dollaro; il vostro stipendio tornerà ad essere denaro vero!

Se poi teniamo conto del fatto che oltre la metà dei miliardari sono fieri esponenti della Lobby Ebraica, questo potrebbe risolvere anche il problema del Medio Oriente. Per andare sul sicuro, confischiamo tutti i beni dei costruttori di Piramidi; di Paulson e Bernanke, degli amministratori di Merril Lynch e Goldman Sachs, e del presidente Bush, che ha permesso che avvenisse tutto questo. Otterremo la pace in Palestina, Afghanistan e Iraq; gli americani potranno tornare a essere fieri del loro paese. Questa confisca di massa ripristinerà la democrazia negli USA: i prossimi candidati alla presidenza non dovranno più andare dall’AIPAC col cappello in mano a dichiarare la propria fedeltà. La sconfitta dell’Avidità volgerà nuovamente le persone verso Dio; l’eliminazione della zavorra permetterà che vi siano un servizio medico nazionale, una pensione e un’educazione gratuita per tutti. Più che un disastro, il collasso finanziario è un’opportunità unica per guarire i mali dell’America. Non sprecatela!

Parlando invece al vasto mondo che è al di fuori dell’America, dirò questo: non scambiate una buona moneta con una cattiva. Rifiutate le seducenti moine di Washington. Considerate già perduti i vostri investimenti negli USA. Se riuscite a recuperare qualcosa, bene: ma non sprecate denaro ed energie nel tentativo di recuperare ciò che è perso. C’è un bene di assai maggior valore che potrete ottenere in cambio di quelli perduti: la vostra libertà e la vostra indipendenza. La distruzione del dollaro significa che la vostra economia sarà al sicuro. Il crollo della Piramide vi renderà liberi!

[1] Benjamin Ginsberg, The Fatal Embrace: Jews and the State (L’abbraccio fatale: gli ebrei e lo Stato), University of Chicago Pres, Chicago 1993, p 73